Comunicazione di servizio

11 Giugno 2007 Commenti chiusi

Mi sono trasferito a questo indirizzo da un po’ e

Prosegui la lettura…

il preside di G.L.M.S.

11 Giugno 2007 Commenti chiusi


Finché la mano il bastone teneva
in gesto fermo di severa alterigia
pur nei nodi bianchi
di sangue fangoso, infido
plasma senza cura del padrone,
allora nel passo calava in
tonfi
(dottore)
pesanti
(dottore)

quell?arto disgustato di vita inerme
quel piede ribelle di vita esente
e al cenno per strada
mandava di piglio (ipocrita)
un saluto sprezzante.

Finché il bastone teneva le nocche
di ciocco, e lo schiocco
dell?anca scavata
(smeriglio d?età sciapa)
non giungeva al nervo
un elettrico impulso
in sinapsi limpide
come specchi d?altura
comandava l?avanti.

strategia della tensione

11 Giugno 2007 1 commento

Ditemi quel che volete, ma per me non c?è nulla di più eccitante di una donna incazzata. Meglio se le devono venire le sue cose, o come le chiamano tra loro ?viene zio? o ?il palloncino tutto rosso? o robe del genere. Che poi è strano a pensarci. Sanguinano e non muoiono. Una razza superiore a tutti gli effetti. Comunque, le donne arrabbiate, ma più del genere esasperate mi vanno da morire. Mi ritrovo a dire frasi idiote mentre queste in cinque minuti mi analizzano spietatamente la situazione, senza tralasciare nulla, esaminando la punteggiatura di frasi che non ricordo di avere mai pronunciato (ma che sono mie, non c?è dubbio) fino a ritrovare se stesse nel lerciume della mia vita poverella. Arrivano a ricordare luoghi, date e promesse fatte nell?onda di un sentimentalismo che raramente il testosterone concede. Scandagliano con un faretto agli infrarossi gli abissi del pensiero, ma senza capirne la logica ferrea e univoca. Colgono sfumature in monosillabi, desiderio in sguardi fugaci e sopratutto sono la cartina tornasole di come sto. Se metti caso, faccio involontariamente arrabbiare la ragazza che frequento vuol dire che va tutto bene. Da Dio. Mi sento bene, a lavoro sono veloce ed acuto, gli amici mi cagano, non sento la pelle stringermi addosso, anzi ci sto proprio bene, un guanto. Se lei è tranquilla, ma proprio serena che Gandhi al confronto era uno aggressivo, allora mi preoccupo. Innanzitutto io preferisco il conflitto. Fa parte di una personalità senza autostima. Noi dal carattere anale spiccato, che trattenevamo le feci da piccoli e che siamo ordinati, metodici e tirchiazzi preferiamo scontrarci. Una vita tranquilla sembra precipiti nel nulla. Sembra mancare di quella situazione ad alta tensione che fa di una fiction un successo. Secondo, mi preoccupo perché mi sembra di esser diventato passivo. Insomma mi va bene che tutto fili dritto come su un binario, ma che lei sia un Eurostar ed io una littorina, no. Perché è tranquilla? Che ho fatto? Dove sono finito? Mi sto rimbambendo, mi dico. Non bisticciamo più. Lei troverà qualcuno che sicuramente ha molti più problemi di me e mi lascerà ed io soffrirò e non capiro mai dove sbaglio e non ci sarà nessuno che me lo faccia notare e così crescerò da solo e non capirò mai le connessioni dietro le cose e le sensazioni e la faccia di quello è strana e questo film di tre ore era proprio interessante perché non aveva senso e ma non ti sembra che Fini sia strano (detto il giorno prima dello scandalo Sottile) e la tua panza pelosa è sexy e vedrai che vinciamo alle elezioni e la tua famiglia è un disastro perchè (?) la mia invece è fighissima e insomma, io di questo mondo qui che io non riesco a decifrare che me ne faccio da solo?
Allora mugugno una frase senza senso quando arriva imbronciata perchè ?le fanno male i capelli, lei s?incazza ed io ho un altro mese di felicità.

vedete di andarvene tutti…

8 Giugno 2007 4 commenti


Qui
Io sono uno di quelli che se non cambia, muore (poi torna indietro, anche).
e quando cambio,
poi mi struggo
e rido.
Insomma, per ora ho i piedi in due staffe.
E pensare che a me piace cavalcare a pelo.
A presto, qui o lì.

p.s. si accettano commenti e critiche e quant’altro se ne avete il tempo e la voglia.
grazie

la deriva (ovvero del senso)

4 Giugno 2007 13 commenti


la cosa più difficile erano i modi dire. Alcune persone, poco sensibili, dicevano cose assurde legate al resto della frase, che a volte pensava la prendessero in giro. Nel bel mezzo di un discorso (le mani arrivavano a dolere) si impantanava in col senno di poi, cattedrale nel deserto,segnali di fumo, ha sparato, scopato, è venuto, salta scuola, brutta fine. Sentiva le gambe tremare e la testa girare, calda come un forno. Non erano similitudini, non erano quelle benedette metafore che rimandavano ad altri mondi in maniera veloce e straniante. Erano parole familiari e sicure, come casa, come scopa. Ma si rideva o si rispondeva con sorrisi o esagerazioni. Là finisce il mondo, pensava. Dove le cose non hanno il loro nome. L’insegnante di LIS premetteva ad ogni lezione che avrebbero imparato tutto, che si sarebbero ambientati. Lentamente qualcosa si era smosso, ma senza l’effetto slavina sperato. Colpo di stato era stato il suo primo successo. Da lì il giornale si sgualciva ogni mattina sotto dita frenetiche e occhi ansiosi. Smembrarlo era un rito, buttarlo ridotto a ciarpame colorato un obbligo, la condizione essenziale all’apprendimento. Ma non arrivava quella luce che illuminava le ombre delle parole ed i tranelli che tendevano. Uno sbaglio, un fraintendimento e sembrava che tutto sarebbe precipitato nell’incomprensione. Un giorno a scuola spiegarono un articolo sull’aborto e le polemiche che nascevano da una sola parola e da un fatto che per quanto triste e a volte probabilmente necessario restava un fatto, la lasciarono allibita. Non era l’aborto ma quello che celava. Si sentiva senza radici e lontana da un universo in cui un cerchio non rappresentava più una forma circolare in cui tracciare, volendo, raggi per disegnare la ruota della sua bici. Quel cerchio rappresentava un buco nero in cui gli altri, chi sentiva, chi non solo vedeva, cercava un simbolo universale, una rappresentazione che si avvicinava a quel che forse chiamavano Dio e che aveva poco a che fare con l’universo fisico. Era peggio di quel che chiamavano amore. Era la deriva.

casa

3 Giugno 2007 2 commenti


Della terra non ne facevamo nulla
né della schiuma rossa colata
come piombo in bocca
né dei se in freschi solchi
ciuffi pelosi di erba che non muore
dei ma annegati nelle risse
nelle domeniche sconsacrate
né del sangue corto o di Dio muto.
Barattavamo al tempo
colpe a preghiere
ma quella terra piangiamo
l’acqua vana che non sazia
le brughiere bruciate.
Ricordiamo la borragine
succhiandone i fiori
sotto un tetto di vento,
liberi altrove, affondavamo
erba che non muore.

di Ghawar Lach Mbeb Smith

il carrello

1 Giugno 2007 3 commenti


fatto sta che ai brevi rostri avevo messo
museruole così che non pungessero parole
ed avevo in mente di regalarmi un carrello
del supermercato, dipinto e accarezzato
sogno da bambino di scivolare giù
per le vie che dal sagrato scendono fino
a casa tua.

Avrei voluto redini come al cavallo
che controllassero sull’inclinazione
ma solo una coulisse del pantalone
stringevo tra le mani e niente freni.

Erano tempi lunghi quelli dell’infanzia
sere in strada sulla bici e ghiaia
sbucciature
erano i tempi ciclici degli stoici
nessun giorno del Giudizio, nessuna fine
era quello il mio Eden ed il peccato
non mi raggiunse, evitai le mele
pur rubandole dagli orti dopo scuola.

Del mio carrello non ruote né redini
ma lo scheletro di metallo
abbracciato all’edera.

di Ghawar Lach Mbeb Smith

mmm… buonissimo di G.L.M.S.

25 Maggio 2007 10 commenti


Capita che venga il mal di denti a gente come me che del dentista manco l’ombra che costa un pacco di soldi però all’igiene ci tengo io non sono mica con i denti marci mi è nata una carie che rosicchia il dente ed io m’immagino dei vermi piccoli piccoli che si mangiano lo smalto e dicono mmm che buono, e che quando arrivano al nervo dicono mmm buonissimo e mordono porco cane che mi vien voglia anche a me d’essere dentista non per i soldi ma per fargliela pagare. Così con il mal di denti vado a dare un esame all’università che lo sapevo non l’avrei passato ma non che il prof mi guardava come dire poveraccio e mi chiede ma ha mal di denti e gli dico ma che non si vede? ho la guancia che è un pallone porcamiseria e lui dice se non se la sente ed io si che me la sento mi interroghi e poi la guancia ha cominciato a gonfiarsi sotto il suo sguardo che si vedeva che non ero certo come tutti gli altri con i loro denti bianchi e grandi come mandorle fresche nutriti a fluoro zinco e calcio che io il latte lo odio e forse mi sono beccato una carie per questo. Comunque mi mette il voto, quello dei poveracci, ovvero ventisette che a voi sembrerà molto ma non lo è se meritavi trenta e l’unico problema è che parli male causa guancia gonfia. Me ne vado e mi sorridono e penso ma guarda tu che stronzi, mostrate i denti e io non ci avevo mai pensato che sorridere è mostrare i denti che se lo fa un cane dici che ringhia non che sorride. Allora mi sono sentito male ho vomitato e c’era del sangue o del pomodoro non lo saprò mai ma mi è venuta un’angoscia che non potete immaginare, un senso di morte ecco, che sarei morto perchè non ho i soldi per il dentista che quelli che guadagno facendo il portapizza li spendo per mangiare e per l’affitto e non è che devo mollare l’università perchè ho dei vermini in bocca che quando arrivano al nervo godono.
Poi mi sono addormentato ed ho sognato che ero sposato con una ragazza che non vedevo mai in faccia ma che mi voleva bene ed ero felice ed avevamo una casa ed io ero ben vestito e avevo anche un cellulare che faceva i filmini e una casa enorme e una macchina e insomma stavo benissimo finchè mi sono guardato allo specchio ed avevo le guance come un fottuto cricetone che tiene il cibo nelle guance per conservarlo ed urlavo e mia moglie mi diceva ma che hai sei bellissimo ed io piangevo e sentivo i vermini dire mmm buonissimo.

L’altro me che t’ama.

25 Maggio 2007 1 commento


C’è un altro me dietro le quinte
sbiaditosi dall’uso
pellegrino ego in soffocato astio che t’implora
c’è un altro me che ti adora mia piccola
mia dolce, mia carissima
c’è un altro me che ti terrebbe stretta
che accompagnerebbe
col palmo spiegato i tuoi voli
che stirerebbe le asperità
dei tuoi viaggi in docili linee aperte
c’è un altro me dietro le quinte
che non aspetta
che non sopporta i falsi dubbi
l’ipocrisia cattolica
la falsa caritas
c’è un altro me che di parole
non se ne fa nulla
che bada ai fatti
ma anche ad una buona
argomentazione
c’è un altro me che t’ama d’amore acceso
che vuole senza arrossire
che dice dev’esser mia.
Per quanto tu non la dia
seguiterà ad amarti,
quell’altro me.

di Ghawar Lach Mbeb Smith

la teoria della schifo

25 Maggio 2007 3 commenti


Avete presente quando uno torna da scuola che la maestra l’ha interrogato? Ecco. Sei stanco. Non hai voglia di vomitare. In generale nessuno ha voglia di vomitare. Non è come lo sport che anche se non ne hai voglia dopo un pò che sei in moto, ingrani. Se ti viene il vomito te lo tieni e ti viene da piangere. Se la maestra ti ha chiamato alla lavagna per disegnare è ancora peggio. Sei un casino stressato, come dice mio cugino. E allora che qualcuno lo dica a mio padre. Mio padre era nella Guardia di Finanza e faceva il cuoco. Cucina benissimo. Cose sane, dice, cose buone in bocca e in pancia. Ma non so come, cucina anche vomitose schifezze che rovinerebbero la giornata a chiunque. Tipo: il sugo con i pezzetti di carne, il comesichiama, ragù, ragoo, non lo so. Ma che schifo è? Ci metto un’ora a pulire la pasta da quella schifezza. Sono dappertutto come le formiche. Duri che raschiano la gola. Inutili.
A questo proposito (come dicono alla Tv), ho elaborato una teoria (io sono appassionato di teorie) che dice così:

se i pdc (pezzettini di carne) sono schifosi (bleah):

pdc=bleah

e bleah è uguale a:

F x H / a

cioè:
alla FAME (F)
per le ORE (H) che passi senza mangiare
fratto l’ASPETTO (a) del cibo

E l’aspetto del cibo è:

a = c / tvb

cioè è uguale al cibo
fratto il bene che ti vuole chi lo cucina,

avrai che:
pdc = F x H x TVB/ c

cioè che lo schifo dei pezzettini di carne smarciulenti ha ben poco a che fare col cibo e che tutto dipende dalla fame e dal bene che ti vogliono i tuoi genitori.

E che:

TVB = CIBO x BLEAH / FAME x H

cioè il bene che ti vogliono i tuoi genitori dipende dalla fame che hai di mangiare le loro schifezze e dalle ore che passi fuori casa.

Non un granché di bene.